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Un network di blog bioinformatici?

Posted by dalloliogm su maggio 17, 2007

hola a tutti,

con questo post volevo dare il benvenuto ad un altro blog di bioinformatica, in italiano:

é stato aperto da poco ed é mantenuto da uno degli utenti che hanno lasciato commenti su questo blog (spero non gli dispiaccia lo spam🙂 ).

Se ne parlava anche nei commenti a questo post: tenere un blog é un impegno che non necessariamente porta via molto tempo e sarebbe interessante avere un network di blog bioinformatici o scientifici in italiano.
Per esempio, se ci fosse un blog in ognuno degli istituti o delle università o dei centri di ricerca più importanti, sarebbe più semplice avere un’idea di come é messa la comunità scientifica italiana.

Io credo che il futuro della scienza vada verso questa direzione… già adesso esistono network frequentati come quello di openwetware che ospita molti gruppi di ricerca, o nodalpoint che é un punto di discussione per la bioinformatica.

Buona lettura ed esplorazione e alla prossima, da uno dei vostri spacciatori di bioinformatica preferiti!🙂

3 Risposte to “Un network di blog bioinformatici?”

  1. fuliggians said

    Grazie del benvenuto!
    In effetti è stato il tuo esempio a spingermi nell’esplorazione di wordpress e delle sue potenzialità.
    Riguardo la comunità, personalmente questo è un argomento spinoso, in quanto qui in istituto contiamo una 15ina di bioinformatici ma siamo così mal considerati che le nostre proposte vengono sempre accolte col contagoccie. Senza far troppa polemica io stesso avevo lanciato l’idea di una piattaforma wiki per l’intero campus dove lavoro (www.ifom-ieo-campus.it), pensate che ormai siamo circa 350 ricercatori , pensate a quante informazioni scientifiche, protocolli sperimentali, trucchi e che altro, potrebbero essere condivise con un wiki. Ma visto la scarsa ricettività, ho optato per aprire una pagina su openwetware (anche da te citato). E sto spingendo i miei pigri colleghi bioinfo ad aderire all’iniziativa. Mica facile. Speriamo bene!
    ciao ciao🙂

  2. dalloliogm said

    eh per la scarsa recettivita’ dei ‘biologi bagnati’ ti capisco perfettamente!

    Anche io sto cercando di spingere la gente qui ad utilizzare meglio le risorse informatiche e a mettere su un wiki, ma sono delle teste dure!🙂

    E’ che non si fidano, hanno paura che i loro dati vengano rubati e copiati dall’esterno, quando invece:
    – un wiki non e’ meno sicuro di un portatile sbandierato in giro e pieno di virus – come Windows e i trojan, e di qualsiasi sistema informatico utilizzato senza attenzione;
    – mettere a disposizione del pubblico i propri risultati e le proprie idee vuol dire anche ricevere dell’ottimo feedback, riduce il rischio che qualcun altro pubblichi lo stesso esperimento involontariamente, e di usare protocolli sbagliati;
    e inoltre, i ricercatori semplicemente non capiscono il concetto di comunicazione🙂
    Un giorno mi piacerebbe scrivere delle diapositive su “Il bioinformatico e’ tuo amico”🙂

    Forse ti puo’ essere utile prendere spunto dalle diapositive che avevo pubblicato qui: https://dalloliogm.wordpress.com/2007/04/14/una-presentazione-sul-web-20-e-la-ricerca-scientifica/
    E’ una presentazione che avevo dato qui qualche tempo fa proprio per questo motivo, e ci sono dentro un po’ di esempi di istituti che utilizzano wiki e blog per coordinare i loro progetti di ricerca, con buoni vantaggi (e’ scritta in un inglese piuttosto pessimo ma ci sono delle referenze🙂 ).

  3. Filippo said

    Purtroppo l’inerzia del mondo accademico (e dintorni) verso questo tipo di comunicazione è ancora molto forte. Io lavoro qui e le cose non sono molto diverse anche se forse qualcosa sta iniziando a cambiare.
    Il vero problema, a mio parere, è che molti non hanno ancora capito quali potenzialità possa avere un fitto interscambio di informazioni in ambito scientifico. C’è ancora troppa malsana “gelosia” verso alcune conoscenze che sono ritenute “incedibili” (e non parlo dei risultati della propria ricerca).
    Io comunque sono abbastanza ottimista e penso che il livello medio del QI delle persone coinvolte in questi processi le porti, prima o poi, a capire cosa può davvero far bene alla propria ed altrui ricerca (o almeno lo spero!).

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