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Come vendere software bioinformatico via mail? :-0

Posted by dalloliogm su maggio 28, 2007

L’altro giorno stavo curiosando su searchenginewatch.com per trovare qualcosa di interessante da postare su questo blog. Mi sono trovato davanti a questa pagina:

Bene non saltiamo subito a conclusioni affrettate!

E’ un documento in cui si parla di consigli per chi si occupa di vendere software bioinformatico via mail ai ricercatori.
Ora, non voglio parlare del fatto che questo possa sembrare più o meno un manuale per fare spam, ma piuttosto dell’esistenza di software commerciale in bioinformatica e del modo in cui viene commercializzato.
Vi traduco alcune parti del documento:

Traditionally in the software field, product is sold by hyping discounts. […] Yet, this is not really an effective value proposition for a scientist who is not buying the software on an individual basis. More likely, an influential scientist in a biotech firm will champion the purchase for a group sale

Tradizionalmente nel campo del software, i prodotti vengono venduti offrendo degli sconti […]. Pero’, questo non é molto efficace nei confronti di uno scienziato che non sta comprando un software per uso personale, ma che lo lascia pagare alla propria compagna.

[..] And so Julie came up with an innovative one — offering a free bioinformatics curriculum as a premium. It worked, leading to a 30 percent response on a mailing to 3,000 scientists and a 6 percent response rate on an email to 10,000 scientists. […]

E così a qualcuno é venuta una idea innovatica — offrire qualcosa che possa valere nel curriculum come esperienza nell’uso di software bioinformatico. E questo sistema ha funzionato, arrivando fino ad una risposta del 30% su una mailing list di 3.000 scienziati.

The benefits that appeal most to scientists are the ones related to that elusive eureka moment, such as the prestige of:

  • Being able to beat the other scientist to cracking a genetic code
  • Creating beautiful graphics of a molecule or DNA string for grant renewal proposals or lab notebooks
  • Having the very best bioinformatics software on the market br>
  • Maintaining your own desktop database of all your molecule types
  • Analyzing data 10 times faster
  • Saving time on tedious data reformatting with freeware
  • Collaborating with more flexibility

I punti che piu’ risvegliano l’interesse degli scienziati sono i seguenti:

  • poter battere gli altri scienziati nel comprendere la funzione di una sequenza genetica (questo quasi non lo volevo tradurre)
  • creare bei grafici o rappresentazioni
  • avere il miglior programma sul mercato
  • mantenere un database personale con i propri risultati sul proprio computer
  • analizzare data 10 volte più velocemente
  • risparmiare tempo
  • collaborare con più flessibilità

Ancora l’articolo continua descrivendo l’aspetto grafico generico che dovrebbe avere la mail:

  • A Johnson box (a line or two of copy displayed in a box-shaped outline of asterisks or in a box with a colored background) features the offer and includes a deadline.
  • Credibility for the product is established with lines such as, “It’s used in 24 of the top 25 pharmaceutical companies.”
  • Links to sample graphics are included after descriptive paragraphs where the most exciting features are explained as a way to solve everyday challenges.
  • Bullet points keep the copy snappy and easy to scan.
  • A personal tone is present rather than the standard institutional text.
  • […]

In pratica:

  • un template grafico per l’email chiamato in gergo ‘Johnson Box’
  • per aumentare la cerdibilità del prodotto si possono inserire frasi come ‘é usato da 24 delle maggiori compagne su 25’
  • Inserire link a grafici, screenshots, presentare i punti positivi chiaramente ed usare un tono personale

Beh ci sono molti bioinformatici che lavorano nell’industria del software e si occupano di preparare programmi a pagamento, e in questo non c’è niente di male, anzi é una cosa positiva che nascano industrie in questo campo.

Però secondo me, la logica di vendere programmi commerciali in questo modo non é una buona cosa per la ricerca.
Mi spiego meglio: io credo che i programmi debbano essere gratuiti, e liberi, e i soldi li si deve spendere per avere un supporto tecnico oppure per i corsi di formazione.Date un’occhiata a quello che si dice nell’intervista postata: queste mail hanno di male che sono rivolte a persone che non si sanno informare indipendentemente sull’argomento bioinformatico, o che hanno poco tempo per occuparsene.

Di questo non c’è nulla da vergognarsi, sia ben chiaro: però, il modo corretto é quello di usare un software gratuito: farsi le ossa su di esso, leggere articoli per conoscere gli algoritmi implementati, frequentare le mailing list degli utenti e degli sviluppatori per ricevere aiuto e dare feedback, vedere quali test sono stati fatti dai programmatori, osservare come viene usato dagli altri utenti, e in definitiva studiare un sacco.

Invece comprare un programma solo perché vi arriva una mail che vi dice che é il migliore, e che viene utilizzato dalla maggior parte delle compagne… é stupido, e non solo, é anche molto pericoloso nel campo della ricerca, perché utilizzare un software così senza essere capaci di documentarsi su di esso potrebbe per esempio portare ad ottenere dei risultati sbagliati e non accorgersene, non essere in grado di giudicarli.

Insomma é meglio rivolgersi a qualcuno di più esperto quando si cercano i programmi da utilizzare per il proprio lavoro… oppure, preparsi a studiare parecchio e imparare ad usare al meglio gli strumenti di ricerca su Internet.

Quindi che dire, a voi arrivano mai messaggi di spam di questo tipo per programmi scientifici?
Mi raccomando, nel caso vi venisse voglia di rinnovare il software che utilizzate per il vostro progetto di ricerca, fate sempre una buona ricerca su Internet prima di pagare, chiedete nei blog e nei forum, e assicuratevi che non ci siano alternative gratuite!!

4 Risposte to “Come vendere software bioinformatico via mail? :-0”

  1. Gon said

    Pornografia scientifica, ecco cos’é. Io avevo pensato sempre che per lavorare in modo corretto bisognava prima documentarsi e cercare il meglio possibile tra i tools.
    Come si fa a usare un programma compilato avendo a disposizione software libero di qualitá? Cristo, un 30% di risposta a uno spa, mi sembra proprio sproporzionata…

    Sará mica vero?

  2. fuliggians said

    personalmente distinguo per bene 2 aspetti:
    1) software che sono fondamentali per avere risultati sperimentali. Quindi software innovativi che hanno dietro un nuovo algoritmo o servono per elaborare un nuovo approccio biologico, e che comunque sono dei tool assolutamente nuovi. Indi PUBBLICABILI. indi assolutamente free per la comunità scientifica.
    2) software d’automazione scientifica. Ovvero script che non ricoprono compiti che altrimenti dovrebbero essere fatti manualmente all’interno del laboratorio, che facilitano il lavoro, ma che non hanno dietro un’idea innovativa. Questi in linea di massima me li faccio remunerare. Non il software, ma l’uso. Se un software serve per analizzare una tabella di geni, mi faccio pagare 1 euro per tabella analizzata.
    In questo non vedo nulla di male.

  3. kijio said

    Concordo pienamente con l’autore. Ritengo che il diritto d’autore è una concessione che la societa’ fa nei confronti di chi crea per proteggerlo da eventuali plagi, non certo un’occasione di far soldi sulla pelle dei consumatori. La ricerca poi non deve essere paragonata ad un’industria musicale! Se un ricercatore e’ bravo, perche’ crea ottimo software: deve avere successo, deve poter trovare un posto di lavoro ben pagato ed il suo lavoro deve essere riconosciuto come SUO! Cosi’ come un ricercatore di genetica diventa stimato e ricercato, con cospicui stipendi, dalle migliori universita’ perche’ ha “du palle cosi'” NON perche’ ha scoperto e brevettato il gene “pirlopippo” essenziale per salvare la vita ai malati di qualche malattia perniciosa! Nel primo caso considero il genetista lo considero un genio e lo stimo, nel secondo caso per me e’ solo una cacchina e spero che quanto prima qualcuno plagi in maniera subdola la sua scoperta per il bene comune!

  4. […] ok, quest’ultima era una sparata venuta da questo post ma non la penultima, perché in base a quanto dice un articolo recentemente pubblicato su Nature, […]

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